Gomorra
27/05/2008 - 16:51

Desolante. E' l'aggettivo che caratterizza la visione di questo film. Ma è in generale l'aggettivo che meglio definisce la visione di Matteo Garrone, da come l'abbiamo già vista ne L'Imbalsamatore e Primo Amore, e che qui trova la sua espressione più alta, in una commistione perfetta fra espressione artistica e denuncia sociale. La desolazione fisica e ambientale trova riscontro in quella emotiva e morale dei protagonisti, che comunque hanno un loro spessore, una loro deontologia (non si fanno fuori le donne), un loro retroterra culturale (cinematografico per i due outsider che credono di poter vivere al margine della camorra senza rispettarne le regole), un loro senso della comunità. Anche se poi tutto si supera in nome del denaro e della violenza, unici motori effettivi della vita di questa società che a fatica riconosciamo come così prossima alla nostra.
Garrone, oltre al suo immaginario, ci mette una grande raffinatezza stilistica nelle inquadrature mai banali e una intensa rappresentazione dei personaggi, mai condannati da un esplicito giudizio morale ma ritratti nel loro mondo, nella loro cultura, che non è altro che un prodotto della cultura capitalistica prevalente.
Eccellenti gli attori non professionisti. Anche meglio i professionisti, della grande scuola napoletana.
Bello. Sicuramente. Duro. Senza sconti. Ma anche senza i compiacimenti della denuncia vista dall'alto e con distacco. Qui si entra davvero dentro questo mondo e si prova anche a cercare di capirlo. Il modo migliore di cominciare a distruggerlo.





