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Archivio Marzo 2006

Il Caimano

by aspettandokroger

30/03/2006 - 11:25

 Sono uscito un pò perplesso dal cinema, dopo aver visto questo chiacchieratissimo Caimano di Nanni Moretti.

A me Moretti è sempre piaciuto. Non ho mai capito fino in fondo perchè venisse acclamato come uno dei migliori registi italiani, ma ho sempre apprezzato il suo umorismo lieve e un pò surreale, il suo sguardo approfondito su personaggi che vivono di quotidianità, senza clamori. Ed infatti La Stanza del Figlio per me è stata una bellissima esperienza.

Sono arrivato al Caimano cercando di sapere il meno possibile, anche se era praticamente impossibile. Il tatto dei giornalisti italiani è stato tale che hanno praticamente messo il finale nei titoli di prima pagina; evidentemente era tale la frustrazione scatenata dalla segretezza imposta da Moretti, che appena hanno potuto hanno raccontato nel dettaglio qualsiasi cosa, fregandosene del pubblico... ma si sa che la casta giornalistica italiana non mette certo i lettori in cima ai propri interessi.

Prima di scrivere queste righe, mi sono fatto un giro fra le recensioni dei cinebloggers, che mi sembrano tutte abbastanza allineate su una celebrazione del film. E più o meno tutti parlano delle stesse cose.

Non è solo un film su Berlusconi. E' un ritratto dell'Italia degli ultimi trent'anni. E' un film che si dispiega su tre livelli narrativi. Viene messa in atto una commistione di registri, dalla commedia al dramma, al documentario.

Tutto giusto. Per carità. Ma non vi nascondo che la perplessità che mi è rimasta addosso, discende prorpio dal fatto che non ho capito che cosa avevo appena finito di vedere. Perchè i collegamenti fra i vari elementi della vicenda, a mio avviso, risultano un pò deboli. I passaggi dalla vita privata di Orlando a quella pubblica di Berlusconi sono totalmente scollegati. Certo, probabilmente nascono per contrasto. Però secondo me questo contrasto è un pò troppo stridente.

Insomma ogni singola parte del film è molto bella. Ma messe tutte insieme... boh!

Certamente l'ultima immagine è strepitosa.

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E bravo Ivan...

by aspettandokroger

27/03/2006 - 14:30

 Alla fine ha vinto Ivan. E ne siamo stati tutti contenti...

Chiaramente sto parlando di Amici di Maria De Filippi... Lo sappiamo che rispetto ai vincitori delle passate edizioni è il ragazzo con meno talento. Ma ci sono tante ragioni che giocano a suo favore.

La prima è che l'abbiamo visto crescere sotto i nostri occhi. Perchè tutti gli altri vincitori, hanno vinto perchè erano straordinari nella propria materia. Ma le qualità che sfoggiavano durante la finalissima, erano le stesse che avevamo apprezzato durante tutto l'anno (le belle voci di Giulia e Antonino o i grandi salti di Leon). Non c'è mai stata la percezione che la scuola seguita durante l'anno avesse contribuito a migliorarle. Mentre invece in questo caso i miglioramenti sono stati evidentissimi. Certo ha ancora tanta strada da fare... ma se in un anno ha raggiunto simili livelli... beh allora qesto premio lo possiamo considerare un investimento sul futuro!

La seconda è che in un anno in cui si è consumata una costante lotta fratricida, fatta di sotterfugi, malizie e malignità, alleanze sottobanco e litigi plateali, al solo scopo di acquistare visibilità e prendere voti in barba a qualsiasi percezione di talento che si poteva trasmettere (Raffaele in primi e Andrea subito a seguire, ma quasi tutti gli hanno assecondati alla grande), Ivan è stato davvero l'unico che si è sempre tenuto fuori dalla mischia, evitava i litigi fra compagni (salvo quando è stato costretto a schierarsi), agli attacchi inutilmente cattivi e aggressivi del pubblico parlante rispondeva con sorrisi disarmanti, e non ha fatto altro che lavorare a testa bassa, facendo davvero dei passi da giganti e comunicando sul palco tutta l'emozione che non era in grado di esprimere a parole.

La terza è che ha ballato, cantato e recitato per quasi cinque ore consecutive, senza che il suo livello avesse cedimenti. Era ultimo in classifica, proprio perchè non ha diviso il pubblico su inutili battibecchi, non ha innescato volutamente odi altrui per attrarre gli amori del pubblico. Solo le ragazzine stregate dal suo sguardo innocente ne prendevano le parti... ma erano ben poca cosa rispetto alla massa divisa fra i partiti che seguivano Raffaele o Andrea! Ha dovuto quindi partire dal basso. Ha subito sfidato il primo in classifica e l'ha eliminato subito (d'altra parte alla finalissima il pubblico non se la sente di votare per un ballerino che non sa ballare!). E poi man mano tutti gli altri. Una marcia trionfale che l'ha portato ad incontrare Andrea, che era grande favorito, avendo ribaltato i pronostici. E alla fine ha vinto lui, con la sua umiltà ed il suo impegno, contro l'effimera ricerca di visibilità.

Per questo, siamo contenti. Bravo Ivan!

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Le Tre Sepolture

by aspettandokroger

23/03/2006 - 11:00

 E' magnifica questa prima regia cinematografica di Tommy Lee Jones. Un film compatto, che procede lentamente ma a passo sicuro per raccontarci una storia fatta di amicizia virile, di valori perduti e ritrovati, di espiazione e rinascita.

Le bellissime ambientazioni naturali delle montagne rocciose e desertiche che caratterizzano il confine fra Stati Uniti e Messico immergono la vicenda in un'atmosfera quasi sospesa nel tempo, in cui l'unico elemento di modernità è l'onnipresenza della televisione, il cui schermo ovunque sempre acceso rappresenta una specie di virus strisciante che spunta fuori ovunque, anche in pieno deserto.

Ma è proprio nel confronto fra i solidi valori del protagonista, perfettamente consonante con l'ambiente che lo circonda, e la deriva morale e spirituale in cui si muove il suo antagonista, che invece si commuove davanti alla soap opera che vede la moglie, che il film trae la sua forza.

La prima parte del film è costruita in modo più complesso. Si parte dalla scoperta del cadavere di Melquiades Estrada e prima di arrivare a scoprire il colpevole, Jones si muove su tre livelli temporali, permettendoci di seguire le indagini della polizia, di entrare nell'amicizia che legava il morto al protagonista e di capire perchè il colpevole è arrivato ad uccidere. Costruita con grandissima maestria e ricca di raffinatezze visive (i continui sguardi in macchina di Lee Jones che ci chiedono conto dei motivi dell'accaduto), questa parte ci fa entrare in contatto con la vita della cittadina di frontiera, i suoi ritmi e le sue abitudini.

La seconda parte invece è più lineare. E' quella dedicata al viaggio che il protagonista ed il colpevole affrontano per riportare il cadavere di Melquiades al suo paese d'origine. E qui ritorna la classica struttura del film on the road, con gli incontri significativi e l'evoluzione dei caratteri dei personaggi. Anche qui ci sono scene molto belle, come quella ambientata nella stanza in cui il colpevole sarà salvato dal morso del serpente e in cui sono mescolati colori caldi e freddi, che trasmettono il diverso tipo di accoglienza riservata ai due viaggiatori. Oppure il bellissimo incontro con il vecchio cieco, che sembra rubato al 'Pescatore' di De Andrè (come qualcuno mi ha fatto giustamente notare!;-)).

Alla fine si ha la convinzione di aver assistito ad una parabola. Una di quelle storie morali, che ci danno uno sguardo profondo sul nostro reale, confrontandosi con il mito e con i valori profondi dell'uomo.

La sceneggiatura di Guillermo Arriaga è perfetta, splendida nel finale. Tommy Lee Jones e Barry Pepper forniscono delle meravigliose prove attoriali.

Uno dei migliori film dell'anno.

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The Producers

by aspettandokroger

21/03/2006 - 19:14

 Per gli amanti del musical questo film è davvero una festa per gli occhi e per le orecchie.

Numeri musicali splendidi, cantati e coreografati stupendamente. Costumi assolutamente meravigliosi. Interpreti fenomenali.

E tutto condito dalla comicità politicamente scorretta e dissacrante di Mel Brooks, che gioca con i luoghi comuni, li esalta fino a renderli esilaranti.

Magnifico.

Certo è evidentissima l'origine teatrale dell'opera. E le interpretazioni sono tutte in quella direzione. Molto marcate, quasi macchiettistiche. Non aspettatevi spessore psicologico e sfumature caratteriali. E' tutto un grande gioco. Semplice ma magnificamente orchestrato.

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Dracula - opera rock

by aspettandokroger

20/03/2006 - 18:17

 Il nuovo musical prodotto da David Zard è un bell'esempio di come un ottimo prodotto musicale possa essere rovinato da una brutta messa in scena.

Infatti le musiche realizzate dalla PFM sono davvero belle. Adatte ad un musical, con dei testi interessanti e con una discreta organizzazione narrativa (qualche appunto lo si può fare sulla scomparsa del fidanzato di Mina, che cade immediatamente nel dimenticatoio, e sul ruolo marginale a cui è relegato Van Helsing). L'impronta è fortemente progressive rock, anche negli arrangiamenti, con qualche rimembranza di Jesus Christ Superstar.

Anche gli interpreti sono eccellenti, in particolare Vittorio Matteucci (ormai una superstar del musical italiano), che infonde con la sua voce una densità emotiva davvero vibrante (e questo si coglie molto nel confronto con la versione cantata dalla PFM stessa).

Ma la messa in scena è pessima. Le coreografie sono ridicole (a confronto Garrison sembra Moses Pendleton!). I ballerini sono costantemente in scena, anche senza motivo, quasi come se dovessero solo riempire gli enormi spazi scenografici. I costumi sono senza senso: dal mantello rinascimentale, all'abito da sera anni '80 (che tra l'altro cade anche male!) fino alle calottine argentate che sembrano uscite dal guardaroba dei Rokets! Per non parlare dell'orribile tuta di pelle che fanno indossare a Dracula stesso quando si deve da fare con le sue vittime, che sembra un meccanico capitato in un festino sadomaso!!!

La scenografia è molto bella, ma insensata. Rappresenta la Torre di Londra, che però non è certo la location dove avviene il tutto. Certo siamo a Londra, ma non sotto il Tower Bridge. Unica cosa apprezzabile, la profondità che acquista quando si aprono le quinte e si svela l'interno del castello di Dracula. Ma, a parte questi momenti, i vari personaggi si rincorrono da una torre all'altra del ponte, e noi non capiamo mai dove sono effettivamente!

Anche i movimenti troppo coreografati dei vari personaggi risultano spesso un pò ridicoli e rendono eccessivo il senso di innaturalezza che è già di per se insito nell'opera musicale. Sorvoliamo sul fatto che non si capisce mai quando si arriva alla conclusione, nè del primo atto, nè dell'intera opera.

Mi spiace dirlo, ma è davvero un'occasione mancata. La cosa buona è che il materiale di base (libretto e musiche) è davvero ottimo. Magari in futuro qualcuno ne potrà tirar fuori qualcosa di meglio.

Il Mio Miglior Nemico

by aspettandokroger

20/03/2006 - 17:11

 Mi aspettavo qualcosa di più da questo film.

E' carino, ben fatto, ben recitato. Ma non troppo divertente. E anche un pò slegato nei vari episodi. La sceneggiatura è un pò indecisa fra commedia e dramma, per cui finisce per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, miscelando le due anime senza troppo riuscirci.

Comunque il film si lascia vedere piacevolemente. Verdone è una sicurezza per il divertimento. Muccino rende bene nei momenti più romantici o drammatici (il rapporto con la madre è molto ben disegnato), anche se non gli riesce molto il ruolo di spalla nei momenti comici.

La regia è assolutamente piatta, ma il ritmo del montaggio è buono.

Il cinema era strapieno, in ogni ordine di posti. E stiamo parlando di un cinema di periferia. Beh... fa piacere.

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La Guerra di Mario

by aspettandokroger

17/03/2006 - 10:05

 Il più bel film italiano di questa stagione viene da Napoli. Antonio Capuano ci regala un ritratto meraviglioso di un bambino che cerca di continuare a vivere la sua vita nonostante le difficoltà che la vita gli impone di superare. Ma anche la storia di un rapporto madre-figlio in formazione che diventa una riflessione sull'educazione e sull'ordine sociale, sul rapporto fra classi sociali lontane che entrano in corto circuito.

Tutto questo è raccontato con uno stile apparentemente semi documentaristico, fatto di macchina da presa a mano e sonoro diegetico. Ma fortemente filtrato da un montaggio serratissimo, che contrasta con i tempi più dilatati del racconto, e da uno sguardo molto controllato che ci porta a concentrare sullo sguardo di volta in volta su aspetti nuovi dei personaggi, della storia, dell'ambiente sociale. Bellissimi i dialoghi fra la Golino e Renzi, giocati su riprese avvolgenti e continui cambi di messa a fuoco. E i racconti con voce off del bambino che immagina di essere uno dei piccoli soldati delle guerre d'Africa, con la fotografia che varia in bianco e nero.

Tutti strepitosi gli attori. La Golino mai così brava e intensa, misurata ed emozionante, rende perfettamente la miscela di amore e timore, attrazione e repulsione nei confronti della responsabilità che si trova ad assumere. Renzi, ambiguo e oscillante fra il desiderio di aderire ai principi idealistici della compagna e la paura di vedere il suo mondo invaso da elementi alieni, si conferma una presenza incisiva sullo schermo e ci aspettiamo che venga sfruttato di più. Bravissima anche Rosaria de Cicco, che disegna il ritratto vividissimo della madre naturale di Mario, concentrando in sè tutta la moderna napoletanità sboccata e aggressiva delle classi sociali più povere, caratterizzata da pesanti influenze provenienti dal mondo mediatico, completamente rielaborate, con risultati quasi macchiettistici.

E poi c'è Mario. Marco Grieco. Di cui non ci si può non innamorare. Per il modo in cui ci fa entrare nel suo mondo. Fatto di fughe, di aggressioni, di debolezze, di voglia di affetto, di maschere da costruire, di corazze da indossare. E semplicemente magnifico.

Ma è chiaro che magnifico è stato il regista a cogliere le opportunità che il bambino gli dava di rubare la sua sensibilità e metterla a nudo. E a trasformarla nell'occasione per affrontare temi importanti, che ci interrogano sulla nostra società, sul nostro vissuto, sul nostro futuro.

Fatemi un favore. Andatelo a vedere.

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Complimenti a Aurelio De Laurentiis. Ha avuto l'idea di mettere insieme Verdone e Muccino. E ne sta raccogliendo i frutti.

4.974.805 euro al primo weekend di programmazione. Quest'anno solo Harry Potter è riuscito a far meglio. E sono pronto a scommettere su un ottima tenitura nelle prossime settimane.

La cosa migliore di questo successo è che nasce da un idea di marketing che si è tradotta in un buon film. Gli americani film con accoppiate trasversali li fanno in continuazione. E ne traggono molto successo. Finalmente anche il cinema italiano riesce a sfruttare un pò le proprie risorse.

Perchè un film del genere non serve solo per raggranellare un pò di soldi, ma anche per seminare per il futuro. Verdone è sempre stato fonte di grandi incassi, ma ultimamente la sua immagine si era un pò appannata e un successo del genere lo rilancia alla grande sia come attore di commedie (e non i soliti film comici) che come regista. Muccino era già una realtà e il successo di Che Ne Sarà Di Noi si reggeva tutto sulle sue spalle. Ma con questo film ottiene la consacrazione definitiva e il grande successo popolare.

Questo significa che De Laurentiis adesso ha un ottimo prodotto che gli produrrà ricavi per parecchi anni ancora, ma anche due attori nel pieno del loro successo che potranno, separatamente, realizzare nuovi film e aprire nuovi mercati. E Muccino è anche un ottimo sceneggiatore... c'è da aspettarsi che prima o poi riuscirà a fare ottime cose, anche dal punto di vista qualitativo.

Insomma.... complimenti a De Laurentiis. E' così che si innescano le spirali positive.

E a proposito di ottime idee di successo, Notte Prima Degli Esami, nonostante l'invasione de Il MIo Migliore Nemico, ha ancora incassato 1.201.499 euro, perdendo solo il 34% rispetto allo scorso week end. Ha raggiunto 7,7 milioni di incasso, come Brad Pitt e Anjelina Jolie!!!

A questo punto dell'anno, fra i primi 25 incassi della stagione ci sono ben nove film italiani. Forse non sembra una grande quota, ma credetemi... erano anni che non accadeva!! I cinema italiano, al momento, ha una quota del 38%, più alta anche della gloriosa annata 02/03 in cui Natale Sul Nilo, Pinocchio e La Leggenda di Al John e Jack occupavano le prime tre posizioni con incassi superiori a 22 milioni di euro. Ma in quell'anno i film italiani fra i primi 25 erano solo 6.

Insomma il cinema italiano sembra navigare a gonfie vele. Tra l'altro non vanno trascurati anche i buoni risultati di film minori come La Terra (1,5 milioni con una distribuzione contenuta).

E per il futuro c'è ancora spazio per buoni risultati. Fra due settimane esce Il Caimano e l'attesa è decisamente alta. Certo non ci aspettiamo i risultati di Verdone e Muccino, ma sicuramente ne verrà fuori qualcosa di buono.

Un solo dubbio... questa settimana è uscito anche La Fiamma Sul Ghiaccio, il film di Umberto Marino con Raul Bova e Angela FInocchiaro. Molto pubblicizzato. Ma non riesco a trovarne gli incassi. Possibile che sia andato così male???

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Eccessi

by aspettandokroger

14/03/2006 - 11:00

Stasera va in onda l'attesissimo confronto Berlusconi Prodi. Dalle attenzioni della stampa sembra che più che un dibattito fra politici sia previsto il ritorno del messia!!!!

Oggi sono state addirittura pubblicate le foto dello studio in cui avverrà il dibattito!!!!! Caspita che scoop!!!! Adesso che l'abbiamo visto, saremo tutti più preparati ad affrontare la serata, eh?

E pensate che il giornalista di Repubblica che ha realizzato queste foto si è spacciato per uno della Digos pur di entrare... (sorvoliamo sul fatto che l'abbiano fatto entrare!!!!).

Beh, io lo proporrei per il premio Pulitzer. Un giorno capiremo quanto, l'aver visto con dieci ore di anticipo lo studio in cui avverrà il dibattito, ci avrà cambiato la vita!!!!!!

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 Molto bello questo film su Johnny Cash. E' comprensibile che da noi sia passato praticamente inosservato. A parte il premio Oscar alla Witherspoon, non c'era nessun motivo di attrazione per un pubblico italiano che non solo ignora chi fosse Johnny Cash, ma non ha nemmeno mai dimostrato una grande passione per la musica country.

Però il film vale proprio la pena. Una storia d'amore intensa e appassionante, della quale accetti di buon grado il lieto fine, proprio perchè si sa che si tratta di una storia vera.

Ma è soprattutto la splendida prova attoriale di Reese Witherspoon e soprattutto di Joaquin Phoenix, davvero magnetico e carismatico, che giustifica questo film. Valorizzati da una regia giocata su primissimi piani e poca profondità di campo, i due danno veramente il meglio di se, cantando e interpretando con intensità e partecipazione la parabola umana di due grandi artisti.

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La Terra

by aspettandokroger

13/03/2006 - 11:36

 Una bella sinfonia di attori disegna questo originale film di Rubini. Non è facile inquadrare questo film in un genere. Comincia come un film di tensioni famigliari, di ritorni alle origini. Prosegue come un giallo tinto di noir. In ogni caso una storia appassionante, ottimamente raccontata.

La prima cosa che balza all'occhio di questo film è l'eccellenza del cast. Da Bentivoglio (che gestisce con perfetto controllo l'evoluzione del suo personaggio, da dimesso professorino in trasferta avvolto da una malinconica nostalgia a verace e deciso capofamiglia) allo splendido Rubini (un cattivo viscido e totalmente negativo, come non se ne vedeva da anni), da Solfrizzi (che si muove come un equilibrista fra disperazione e comicità, aggressività e codardia) a Venturiello e Briguglia. E una nota di merito la voglio spendere per l'attrice che interpreta la moglie di Tonino (forse Marisa Eugeni? non sono riuscito a trovare conferma del nome), una convincente e carismatica moglie del boss.

Bellissime le location. Il modo in cui Rubini valorizza la terra di Puglia e le sue caratteristiche archittettoniche è perfetto, le rende vive e quasi parlanti. Come anche le sue tradizioni. Bellissima la scena della processione del venerdì santo.

Infine anche il ritmo e il montaggio è perfetto, incalzante, senza un momento di calo.

Davvero un gran film. Dopo l'ottimo L'Anima Gemella e il buon Mio Cognato, Rubini riesce ancora una volta a trarre dalla sua terra d'origine lo spunto e l'intensità per raccontare una storia densa e originale. Da vedere.

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Box Office

by aspettandokroger

08/03/2006 - 18:22

Solo per sottolineare il successo crescente di Notte Prima Degli Esami! Alla terza settimana in circolazione, ha incrementato ulteriormente gli incassi del 12%, dopo averli già aumentati del 28% lo scorso week end.

A questo punto il totale ha raggiunto 5.933.909, a un passo da Melissa P., ma se continua così, è facile prevedere traguardi ben maggiori. La prossima settimana arriva la coppia Verdone-Muccino, che sicuramente gli darà filo da torcere, facendo cominciare la fase declinante... ma è molto probabile possa arrivare a toccare i 9 milioni! Per un film che non ha nessun attore famoso in cartellone, è un risultato eccezionale e molto incoraggiante per il cinema italiano.

Sicuramente indica una strada. Che però non è quella di mettere in cantiere altri trenta commedie sugli anni '80! Ma è quella di avere un idea giusta (magari anche recuperata dal passato, come in questo caso, in cui il modello era evidentemente Sapore di Mare) e realizzarla con garbo ed brio, una sceneggiatura brillante e non eccessivamente banale, degli attori spontanei e adatti al ruolo, indipendentemente dalla loro fama cine-roto-televisiva, e una regia semplice ma non piatta.

Chissà che non si riesca a far risorgere quel cinema medio italiano, tanto necessario a dare ossigeno all'industria cinematografica e permettere la realizzazione di opere sempre migliori.

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Capote

by aspettandokroger

07/03/2006 - 13:06

Non c'è dubbio che il premio per la migliore interpretazione maschile, vinto da Philip Seymour Hoffman per il personaggio di Truman Capote sia assolutamente strameritata. Sia perchè Hoffman è un attore straordinario che ci ha regalato prove eccellenti, sia perchè quella che fornisce in questo film è pressochè perfetta.

Hoffman non si limita a far rivivere Truman Capote sullo schermo, ma gli conferisce uno spessore di personaggio che va al di là dei suoi meriti letterari. Truman è un uomo che maschera con la propria cultura, con il proprio cinismo, con il fascino dell'uomo del bel mondo, il disagio per il senso di diversità che ha sempre vissuto su di se. E quando lo ritrova proiettato su un assassino condannato a morte, non può fare a meno di sentirsi accumunato al destino di un uomo che la vita, forse solo per caso, ha portato su un fronte completamente opposto rispetto al suo.

 Ma Hoffman non si limita a conferire a Capote un giusto senso di compassione (mista ad un sentore di attrazione). Ma c'è anche l'egoismo di fondo che lo spinge ad approfittare di questo rapporto per scrivere il suo libro, che, in ultima analisi, sembra essere il suo unico vero interesse. E negli occhi di Hoffman leggiamo tutta l'ambiguità di quest'uomo che esplode solo al momento dell'esecuzione, per lui liberatorio ma drammatico e doloroso.

Il film parla di pena di morte, inevitabilmente. Ma non affronta il giudizio morale in maniera frontale. Lo fa scaturire sottilmente. Dalla riflessione che fa Capote sul suo rapporto con l'assassino.

Una regia funzionale alla storia e al servizio degli attori. Che sono tutti bravi, non solo Hoffman.

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Oscar

by aspettandokroger

06/03/2006 - 12:39

Beh.. che dire... se non altro, una volta tanto c'hanno fatto una bella sorpresa.

La serata s'era svolta come da copione. I premi assegnati erano già stati tutti largamente previsti. Hoffman migliore attore (strameritato), Witherspoon migliore attrice (non l'ho vista ancora ma deve essere molto brava per superare la magnifica Huffman di Transamerica), Weisz migliore attrice non protagonista, Clooney migliore attore non protagonista (era la categoria più incerta, hanno deciso di premiare anche sulla base delle altre due candidature che aveva avuto), premi tecnici divisi fra King Kong e Memorie di una Geisha (ma sulla fotografia di The New World c'ho sperato fino all'ultimo!), Brokeback Mountain e Crash migliori scenggiature, Ang Lee miglior regista.

L'ultimo premio sembrava un formalità. E invece, quel vecchio marpione di Jack Nicholson ha tirato fuori il coup de theatre. Crash, miglior film.

Certo era dato in ascesa. Aveva vinto il premio dato dal sindacato degli attori che rappresentano la maggioranza dei votanti. Ma non sembrava poter scalfire il primato dei cowboy gay.

Vabbè... una volta tanto, qualche sorpresa. Anche se, sinceramente, penso che Crash sia il peggiore dei film candidati, penso anche che una vittoria di Crash non è nemmeno da considerarsi imbarazzante (come accadde per Il Paziente Inglese!). Certo hanno scelto quello meno imbarazzante (anche se socialmente impegnato comunque), però è un film che riscatta i suoi grandi predecessori Magnolia e America Oggi.

Ecco, prendiamola così... con Crash è stato premiato uno stile più che un film solo. Così ci possimao anche stare!

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Sanremo - ultimo atto

by aspettandokroger

06/03/2006 - 11:35

Allora. Non è stata un'edizione memorabile. Indubbiamente. Ma vogliamo capire perchè?

Tutti hanno dato la colpa a Panariello. E certamente ha le sue responsabilità. Le prime due serate sono state decisamente noiose. Si vedeva che lui era bloccato, come se avesse il freno a mano. E sicuramente il fatto di avere degli ospiti così scamuffi non l'ha aiutato. Tant'è che nelle serate successive è cresciuto, fino ad arrivare a sabato, serata in cui il ritmo mi è sembrato buono e lo spettacolo apprezzabile. L'idea di celebrare i cantanti italiani più famosi all'estero è stata molto carina e Pausini Bocelli Ramazzotti non si sono risparmiati.

Ma secondo me la parte più debole è stata quella musicale... e, secondo me, questo ha pesato molto. I giornalisti da anni continuano a parlare del Festival della televisione, per sottolineare la prevalenza dell'impianto spettacolare su quello musicale. Ma è un fatto che i peggiori risultati degli ultimi dieci anni sono stati raccolti da quest'ultima edizione e da quella della Ventura, caratterizzata dal boicottaggio delle case discografiche. In entrambi i casi un cast di basso livello (sia in termini di qualità musicale che di, diciamo cos', glamour) ha ridimensionato le aspettative degli spettatori televisivi.

Lo scorso anno Bonolis era sicuramente all'apice del suo successo, ma si circondò anche di personaggi come Francesco Renga, Gigi D'Alessio, Antonella Ruggiero; Nicola Arigliano, Franco Califano, ecc. Insomma personaggi che se non cantano bene, almeno sono in grado di far parlare di se e di attrarre pubblico. Ma quest'anno chi c'era?

Per carità Ron, Zarrillo, Britti sono cantanti di tutto rispetto ma evidentemente appannati. Zero Assoluto e Di Risio, il nuovo che avanza? Saranno anche interessanti, ma Le Vibrazioni e i Velvet lo scorso anno si presentavano con successi un pò più sostanziosi alle spalle. E' vero, c'era la Oxa, ma è stata l'unica a smuovere un pò le acque. La categoria dei Classic, effettivamente è un pò triste, ma permetteva di portare al Festival quei cantanti che, magari non vendono un disco, ma attraggono sempre il pubblico più in la con gli anni: quanto sarebbe stato meglio (allo scopo di stimolare la curiosità del pubblico) portarsi dietro un Albano al posto di Grignani o DiRisio? E la Bencini o gli Sugarfree? Qualcuno s'è accorto della loro presenza? E non discuto della loro bravura ma del loro appeal!

Perchè va detto che il calo diascolti c'è stato da subito. Non è che il 15 milioni dello scorso anno si è comunque sintonizzato su Sanremo e poi, vista la noia, ha cambiato canale. Non ci si sono proprio avvicinati dall'inizio. Perchè, evidentemente non erano attratti proprio dall'offerta. Forse Panariello non era il conducator più adatto... ma sono convinto che se i discografici si sforzassero u pò di più e invece di mandare solo cantanti in cerca di rilancio, spedissero al festival qualche grosso nome di richiamo (e non parlo dei grandissimi nomi affermati, per carità, ma già un Tiziano Ferro o Subsonica possono dare qualche spinta in più) ci sarebbero risultati migliori.

Non sopporto i giornalisti che esultano sui risultati negativi del Festival, auspicandone l'abolizione. Parlano di carrozzone anacronistico e obsoleto. E allora tutta la messe di carrozzoni che vengono messi in piedi nel mondo, dagli Oscar ai vari Mtv Awards ai festival cinematografici? Viviamo in un mondo di comunicazione che si basa sulla creazione dell'evento... anche il lancio di un film, di una fiction, di una macchina o di una tariffa telefonica prevede il passaggio attraverso il concetto di "evento mediatico". E secondo loro Sanremo, unico grande evento mediatico musicale italiano, è obsoleto? A me sembrano obsoleti loro che ancora auspicano i premi Tenco per pochi intimi.

Sono straconvinto che il fatto che la musica italiana abbia resistito all'invasione culturale angloamericana meglio di quanto sia successo in altri paesi europei, sia dovuto proprio perchè il festival di Sanremo ha permesso di mantenere un contatto fra il grande pubblico e la musica popolare. Nel cinema ad esempio questo è mancato. Il cinema italiano si è spostato sempre più verso il cinema d'autore (anche se l'autore non c'era proprio), perdendo il contatto con il grande pubblico. La musica invece no. E Sanremo in questo ha svolto un ruolo importante.

E sono sicuro che gli stessi giornalisti che adesso lo criticano tanto, se venisse meno, lo rimpiaggerebbero!

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